Modena by Night – Capitolo 2: “Il sepolcro di Gundeberga”

Il piccolo retro del locale notturno scelto come luogo di incontro tra Camarilla e Anarchici era angusto e arredato in maniera spartana. Lo sceriffo Fraceschini, appoggiato in un angolo, osservava con distacco lo sguardo spaesato e forse intimorito dei nuovi arrivati in città e lo sguardo dubbioso di Imen e Mirco Bonasia, della coterie del barone Rolando. Il Principe Simonini aveva appena finito di esporre la situazione: durante alcuni lavori di ristrutturazione di una cantina in via Masone, nel centro storico della città, gli operai avevano rinvenuto un sarcofago sigillato dalla datazione incerta si pensava fosse databile tra il periodo dopo la caduta dell’impero romano e il basso medioevo.

 Il problema però non era il rinvenimento del sarcofago, ma piuttosto il fatto che su quel sarcofago fosse incisa la scritta “Gundeberga“.

 Tra i cainiti della città circolava infatti la leggenda che Gundeberga fosse un’anziana del clan Ventrue, o forse Gangrel, entrata in torpore dopo il V secolo d.C. 

Nessuno di loro avrebbe potuto dire se il sarcofago appartenesse in effetti ad un vampiro in torpore tuttavia cosa sarebbe successo se gli archeologici avessero risvegliato un vampiro di più di mille anni mentre cercavano di riesumare un antico cadavere? Che ne sarebbe stato della Masquerade?

Nessuno di loro voleva pensare alle conseguenze e di certo il Principe voleva evitarle. 

 Bisognava intervenire, in maniera pulita, prima che gli archeologi trasferissero il sarcofago al Palazzo dei Musei per studiarlo, o peggio lo aprissero sul posto. Se c’era qualcuno qualificato per risolvere il problema era Pamela Flores. Per un attimo tutti gli occhi della stanza si puntarono su di lei.

 Pamela Flores era una poliziotta Messicana, giunta in Italia come ufficiale di collegamento tra la polizia Italiana e Messicana per un’indagine che riguardava un grosso traffico di droga tra i due paesi. Da mesi era alle costole di Don Rocco Mancuso, affiliato all’Andrangheta e a capo delle operazioni a Modena. Era vicina ad incastrarlo, o così credeva. Il 6 aprile fu mandata insieme al suo mentore italiano, il Maresciallo Ercole Pisacane, a rispondere ad una chiamata del 113: alcuni teppisti stavano causando guai in un vicolo nei pressi del quartiere fieristico. Quando Pamela si svegliò, poco dopo il sorgere del sole, per andare al lavoro, non sapeva che sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto un’alba. Arrivata sul posto cercò di sedare la rissa scoppiata poco prima: insieme al collega estrasse la pistola e si apprestò ad eseguire l’arresto secondo le procedure. Un intervento come tanti, ma quella notte nulla andò per il verso giusto. Ancora oggi non saprebbe dire cosa successe veramente: Ettore si diede alla fuga quasi senza motivo, e lei si trovò a lottare corpo a corpo per la sua vita contro un aggresssore. L’ultima cosa che ricorda, prima di perdere i sensi, è il volto sfocato di un uomo e le parole “io sono l’Avventuriero“. Poi cadde nell’oblio. Ed ora si ritrovava  nel retro di un bar pieno di succhiasangue con una fame che mai l’abbandonava e che il cibo non poteva saziare, e la bestia che albergava in lei moltiplicava la sua ira. Come se non bastasse tutti la credevano morta e  solo il Maresciallo Pisacane continuava a credere alla sua esistenza.

Il Principe dovette pensare che chi, meglio di una poliziotta, potrebbe risolvere questa minaccia alla Masquerade? Senza esitare affidò alla coterie di Pamela la patata bollente.

 Il piano era semplice: arrivare indisturbati fino al sarcofago, aprirlo e sottrarne il contenuto, se necessario. 

Mentre Monica (Toreador della coterie del Principe, a cui era stato imposto di partecipare alla missione) insieme a Dante e Lucio facevano da palo davanti al portone dell’edificio, Pamela e Arianna si fecero strada fino alla cantina in cui vi erano apposti i sigilli della polizia. Con abilità Arianna staccò i sigilli in modo da riapplicarli senza che nessuno se ne accorgesse: il sarcofago era ancora sigillato a causa delle condizioni del terreno che avevano fatto si che restasse tale per tutto questo tempo. 

Con trepidazione lo aprirono. Se all’interno avessero trovato ciò che temevano, l’anziana cainita, che cosa avrebbero fatto? Avrebbero dovuto impalettarla o piuttosto cercare di spostare il sarcofago così com’era? E se Gundeberga si fosse risvegliata e li avesse aggrediti? Questi erano i pensieri che affollavano la mente di Pamela, Arianna, Dante e Lucio mentre spostavano la pesante lastra di pietra. All’interno giaceva una donna, completamente preservata, di stirpe longobarda, dal ricco corredo e con vesti ricamate. Mentre cominciavano a dar voce ai loro dubbi, la donna, e i suoi vestiti, cominciarono ad annerirsi, trasformandosi in cenere in pochi minuti. 

Il pericolo era scampato, la Masquerade non era a rischio. Così credevano.

Mentre la coterie lasciava a piedi il centro storico, nell’oscurità di vicolo incrociarono gli occhi di un viandante, un semplice prete avvolto nel suo soprabito. 

Chi avrebbe potuto sapere, se non io, che quegli occhi erano gli stessi che li avevano osservati uscire dall’Asylum, qualche notte prima, a bordo di una vecchia automobile Alfa Romeo? 

Quegli occhi ora sapevano.

 

Modena by Night è una cronaca da tavolo basata su Vampire: the Masquerade V5. Iniziata nei primi di Maggio 2019 vede quattro personaggi cercare di districarsi tra l’orrore di essere stati trasformati in qualcosa di disumano, l’euforia di sperimentare la propria natura vampirica e la necessità di sopravvivere notte per notte. Riusciranno Arianna, Pamela, Dante e Lucio a sopravvivere nei bassifondi di Modena e provincia, o la Bestia o la Seconda Inquisizione avranno la meglio?

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