La morte vola sullo Yemen, ma non solo.

Articolo di Amnesty International

Guerra.

Nonostante possa non sembrarci così, la parola “guerra”, per noi è una parola distante, qualcosa che pare appartenere alle pagine dei libri, o alle immagini di un film, ma non per tutti è così e ciò che porta la guerra nei Paesi che colpisce, non lo riusciamo nemmeno ad immaginare, per nostra fortuna. Troppo distante per potercene veramente preoccupare, la releghiamo ad un pensiero superficiale, al quale non diamo peso né consistenza.

Eppure, proprio mentre queste parole vengono digitate su una tastiera, da qualcuno seduto su una comoda poltrona, ci sono posti in cui la guerra imperversa, distruggendo centinaia di vite in un unico, improvviso, abbagliante lampo; posti come lo Yemen. Non pensate che la guerra sia fatta da prodi combattenti, non credete che sia un’attività nobile, la guerra non è altro che l’estrema conseguenza di persone che prevaricano persone, su molti livelli differenti e il più delle volte, nella guerra odierna, non sono i soldati a farne le spese, ma è la popolazione civile.

Nel caso specifico di cui parliamo, dall’inizio del conflitto, sei mesi fa, poche cose hanno accomunato tutte le parti in causa, fra queste: il totale disprezzo della vita umana e dell’incolumità dei civili. Le stime parlano di oltre 2100 civili uccisi, tra cui almeno 400 bambini. In tutto lo Yemen è in corso una disperata crisi umanitaria e oltre 1.400.000 persone risultano sfollate. 

Ma questi sono solo numeri sullo schermo di un computer, non fanno poi tanta impressione e del resto, cosa ci si può fare? Ci si può cominciare a pensare, tanto per cominciare. Un cambiamento, comincia sempre da questo: un pensiero, un’idea.

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